mercoledì 4 novembre 2009

Ecco una mia nuova recensione (e un'altra nuova collaborazione), questa volta per Kronic.it. Il disco è l'ultimo di Grant Hart, uno dei miei idoli in quanto batterista, nonché uno dei due autori/cantanti (l'altro è Bob Mould) dei mitici Husker Du. Se non sapete chi sono correte a vedere su Wiki, e poi comprate a man bassa (i miei preferiti: "Zen Arcade", "Candy Apple Grey", e "Warehouse").
Bè, questo è il link diretto alla recensione.

PS Venerdì vado a vedere i Piano Magic a Cavriago, se qualcuno vuole unirsi a me.

lunedì 12 ottobre 2009

Ronin su Rockshock

Nuova collaborazione e nuova recensione: "Ronin - L'ultimo re" per Rockshock.

giovedì 8 ottobre 2009

La roux

E ora una recensione che avevo scritto per un sito per il quale collaboravo (e per il quale ho smesso di collaborare proprio per questa recensione: non gli piaceva...)

L’omonimo debutto dei La Roux segue tutti i trend del synth-pop anni ’80 giù giù fino all’improbabile. C’è persino il tipico intermezzo ieratico (ma diciamo pure chiesastico: qualcuno ricorda It’s alright dei Pet Shop Boys? Nei concerti procedevano anche a vestire da suore le coriste per dare meglio l’idea) a fare da “momento riflessivo” per la hit del momento (In for the kill). Ma questo solo per dirne uno.
Qui però c’è una differenza fondamentale rispetto agli anni ’80 veri, e va detta: se alcune di quelle band synth-pop d’antan avevano come ingrediente non secondario del loro mix un certo humour, quest’ultimo sembra invece assente nel secondo giro di giostra che vede protagonisti (di molte classifiche) i La Roux.
E allora chiariamo una cosa: chiunque voglia mettersi a giocare con un revival (spudorato in particolare, come è il caso dei La Roux), ed è così consapevole delle origini dei suoi suoni (riproducendoli tutti, uno dopo l’altro), dovrebbe perlomeno sforzarsi di far pervenire un minimo sindacale di (auto)ironia. Non si chiede a tutti di essere dei Quentin Tarantino e fare della conoscenza e del citazionismo del proprio essere artisti una nuova formula artistica (il cosiddetto postmoderno), che sarebbe oggettivamente chiedere troppo ai La Roux, ma non si può nemmeno far finta di essere usciti dal nulla.
Quello che provoca una certa ilarità, se non una certa diffidenza, però, è leggere certa stampa che viaggia su un binario revisionista e tratta i La Roux coi guanti giocando su un assunto semplice: dietro queste melodie sempliciotte e le acconciature burlone, i La Roux sono degli autori né più né meno degli Eurythmics. Nel tipico schema revisionista per cui: forma d’arte fatta con lo stampino = conoscenza manifesta del genere = profondità e serietà del progetto. Quando, invece, sarebbe molto più semplice dedurne: musica già sentita pari-pari = le idee stanno a zero = progetto fatto più o meno a tavolino apposta per far abboccare sulla scia della moda (revisionista) del momento.
Insomma, il classico caso in cui c’è chi pensa “Se si ascolta bene, sotto questa apparente faciloneria c’è dell’altro”, quando in realtà, se si ascolta meglio (e più a lungo) ci si accorgerà che se si legge qualcosa di più della passione per le melodie banali e gli arrangiamenti da dio-speravamo-di-non-sentirli-più-questi nei La Roux, è solo perché si vuole trovarci sotto qualcosa ad ogni costo.
E giusto per non farsi mancare niente: prescindendo dai quattro singoli (che già sono roba pronta per le compilation nostalgiche del 2030 in vendita a notte fonda in televisione), la voglia di canticchiare pensando a quant’era bello quando c’erano i walkman e il Drive-in tivù scema sensibilmente, pieno com’è quest’album di riempitivi.


venerdì 25 settembre 2009

Basta che funzioni

E questa è un'altra mia nuova recensione, questa per Periodico Italiano. Il film è il nuovo di Woody Allen.

mercoledì 1 luglio 2009

Speciale Go-Betweens su Indie-Eye

Non è un segreto che tra i miei gruppi preferiti (in assoluto) ci siano i Go-Betweens. E' quindi con una certa soddisfazione che dico che a partire da oggi sarà possibile leggere su Indie-Eye uno speciale monografico in quattro parti (da me scritto, yes) sulla suddetta band australiana. Nei prossimi giorni/settimane sarà possibile leggere anche le parte 2, 3, e 4.
La prima, comprendente gli anni tra il '77 e l'80, potete trovarla qui:

The Go-Betweens, Parte 1

giovedì 14 maggio 2009

Two Lovers

Post al volo, dopo tanto tempo. Anche qui, una recensione fresca fresca su effettonotte. Ci tengo a segnalarla qui non tanto per la recensione in sé (seppure ci abbia messo del mio), quanto per la bellezza del film. Diciamo che "Two Lovers" sarà sicuramente nella mia top 10 dell'anno (ma diciamo pure top 5).
Ho tentato, per quanto potevo, di rendere onore a questo gran film di James Gray. E invito magari pure a recuperare il precedente "I padroni della notte" (e, come è spesso il caso con i suoi film, non fatevi fuorviare dal plot: la pellicola merita).

PS
La recensione non dice tutto, ovviamente. Non ce l'ho proprio fatta (c'era molto da dire). Questo per dire che: non ho parlato di quanto sia GRANDE Joaquin Phoenix. Maestoso. (E per averne un'ulteriore prova, si veda ancora "I padroni della notte")